Nuovo Codice Appalti: come cambiano i pareri dell’ANAC

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Dare un corretto orientamento alle stazioni appaltanti verso la corretta applicazione delle norme sugli appalti pubblici e di quelle sull’anticorruzione e la trasparenza. Questi gli obiettivi precipui del nuovo regolamento sull’attività consultiva varato dall’ANAC (in vigore dal 20 agosto scorso).

Le nuove regole sostituiscono quelle del gennaio 2015 e si configurano come più stringenti in relazione all’argomento sul quale si chiede un parere all’Autorità Anticorruzione. Una lista dettagliata individua tutti i casi di inammissibilità della richiesta, allo scopo di evitare domande generiche, fuori tema o, peggio ancora, strumentali.

Attraverso tale procedura l’ANAC punta a raggiungere due importanti obiettivi: in primo luogo eliminare all’origine le richieste inutili che ingolfano il servizio “Precontenzioso e Affari giuridici”. In seconda battuta si punta a liberare tempo e risorse per l’attività consultiva che il nuovo Codice degli appalti assegna all’ANAC stessa all’interno della struttura sistematica di soft law creata. “Questo regolamento – afferma il numero uno dell’ANAC Raffaele Cantone – è espressione dell’idea che sta sempre più diventando tipica dell’Autorità di una logica collaborativa con le amministrazioni e con gli interlocutori anche non pubblici ma che hanno un collegamento diretto con le amministrazioni”.

Cantone rammenta anche che su questa funzione dell’Autorità, all’interno del nuovo codice esiste “un fondamento più forte dal punto di vista normativo perché l’art. 213 prevede espressamente una attività generica, innominata, direi, di ausilio alle stazioni appaltanti nell’ottica del rispetto delle regole. Noi riteniamo che questa attività si possa sviluppare oltre che con indicazioni di carattere generale anche con indicazioni di carattere più specifico”.

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