L’abolizione dei voucher non è un male per la P.A.

voucher

Il decreto legge 25/2017 pone fine alla breve storia del lavoro accessorio, noto come “voucher” da 10 euro, abolendo le norme del Jobs Act, gli articoli 48, 49 e 50 del d.lgs. 81/2015, che lo avevano esteso e potenziato, così da permettere l’esplosione del suo utilizzo, registrata nel 2016.

a cura di Luigi Oliveri

Si potrà discutere a lungo sull’opportunità di una decisione, quella di abolire totalmente l’istituto, sin troppo drastica, così come si discuterà ancora a lungo sulla possibilità di introdurre un nuovo sistema di disciplina dei lavori di breve durata di natura occasionale.

Certo è che la liberalizzazione eccessiva del lavoro accessorio aveva sicuramente prodotto una serie di storture, sicuramente non compensate dall’aiuto ad uscire dal lavoro nero che i voucher avevano dato (per quanto, non quantificabile).

Esempio palmare di queste storture è stato l’impiego dei voucher da parte delle amministrazioni pubbliche. È noto che 7 Comuni sono risultati tra i principali utilizzatori di voucher in Italia.

Il lavoro accessorio può essere concepito come strumento che faccia emergere il “nero” nel lavoro pubblico? Ovviamente, a meno che nella PA non si vìolino contemporaneamente un mare di norme, il lavoro accessorio per il sistema pubblico non può assolvere ad alcuna funzione di emersione dal nero, poiché l’accesso agli impieghi esclusivamente per concorso e le rigorosissime regole su assunzione e spese di personale, nonché i conteggi molto precisi sulla consistenza del personale, impediscono l’attivazione di rapporti di lavoro in nero nella PA.

Dunque, il fine di regolarizzare rapporti di lavoro altrimenti in violazione delle regole, nel sistema pubblico non c’è mai stato, né poteva esserci.

La realtà è un’altra: la Pubblica Amministrazione ha utilizzato spessissimo in malo modo i voucher, determinando nella gran parte dei casi una situazione di vero e proprio dumping (cioè ribasso oltre le regole) salariale.

Presso le amministrazioni pubbliche l’impiego del lavoro accessorio si è esteso esponenzialmente: i voucher sono stati utilizzati per scopi che sono andati da progetti finalizzati a fornire opportunità di lavoro a disoccupati, a veri e propri strumenti per coprire esigenze di organico.

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