Whistleblowing: monitoraggio sull’applicazione dell’istituto per la segnalazione di illeciti nella PA

Whistleblowing

Pubblicato il secondo monitoraggio nazionale sull’applicazione del whistleblowing in Italia realizzato da ANAC

Lo scorso anno il Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione ha deciso di avviare un’attività di valutazione periodica, con cadenza annuale, sull’applicazione della disciplina del whistleblowing in Italia al fine di evidenziarne le criticità e comprendere l’efficacia dell’istituto come strumento di prevenzione della corruzione.

In esito ai dati raccolti con riferimento tanto alle segnalazioni ricevute dall’ANAC (individuata dalla Legge 114/2014 come uno degli enti destinatari di queste) quanto ai risultati emersi da un questionario somministrato a un campione di 40 amministrazioni, il 22 giugno 2016 è stato pubblicato sul sito dell’Autorità il primo monitoraggio sullo stato di applicazione in Italia della disciplina introdotta nell’art. 54bis del D.lgs. 165/2001 dalla Legge 190/2012 (cd. “Legge Severino”).

Proprio per la rilevanza di questo lavoro di analisi – sia nella prospettiva di una sempre maggiore comprensione dello stato applicativo della disciplina sia per poter rilevare le difficoltà che persistono nel suo utilizzo – l’Autorità ha continuato il lavoro di monitoraggio con la stessa metodologia utilizzata nello scorso anno; i dati che si presentano oggi sono l’esito della valutazione del periodo 1° giugno 2016-31 maggio 2017.

Che cos’è il whistleblowing?

Il whistleblowing è un istituto di prevenzione della corruzione mutuato dall’esperienza dei Paesi anglosassoni, che l’ordinamento italiano ha fatto proprio per poter adempiere agli obblighi convenzionali liberamente assunti con altri Stati nell’ambito dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici, delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa.

Il legislatore ha introdotto anche in Italia questo “nuovo modo” di essere dipendente pubblico, il quale con le proprie segnalazioni può richiamare l’attenzione delle autorità (interne all’ente di propria appartenenza ovvero esterne) su condotte di illegalità, riconducibili a una qualificazione lata, non esclusivamente penalistica, di corruzione intesa come comprensiva dei comportamenti di maladmistration, con il precipuo fine di riportare le procedure amministrative e i comportamenti dei dipendenti pubblici sui binari della legalità, in un’ottica di prevenzione della corruzione.

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