Il nuovo regime delle verifiche antimafia nei consorzi

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Sintesi dell’articolo curato dall’Avv.Gianpaolo Ferraro che sarà pubblicato sul n.12/2017 del mensile Appalti&Contratti

Tra le tante modifiche al codice delle leggi antimafia (D.lgs. n. 159 del 6 settembre 2011) apportate dalla Legge n. 161 del 17 ottobre 2017, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 258 del 04 novembre 2017, sicuramente degna di nota, per l’impatto destinato ad avere sull’operato delle stazioni appaltanti, è quella contenuta nell’art. 27.

La norma, infatti, modifica l’art. 85, comma 2, lettera b) del codice antimafia, relativo ai “soggetti sottoposti alla verifica antimafia” stabilendo che la documentazione antimafia deve riferirsi, oltre che al direttore tecnico, ove previsto, “per le società di capitali anche consortili ai sensi dell’articolo 2615-ter del codice civile, per le società cooperative, di consorzi cooperativi, per i consorzi di cui al libro V, titolo X, capo II, sezione II, del codice civile, al legale rappresentante e agli eventuali altri componenti l’organo di amministrazione e a ciascuno dei consorziati”.

Rispetto alla versione precedente, quindi, i controlli antimafia devono ora essere estesi a tutti i consorziati e non più soltanto a quelli che detengono una partecipazione superiore al 10 per cento, oppure inferiore al 10 per cento ma che abbiano stipulato un patto parasociale riferibile a una partecipazione pari o superiore al 10 per cento oppure, infine, ai soci o consorziati per conto dei quali le società consortili o i consorzi operano in modo esclusivo nei confronti della pubblica amministrazione.

E’ facile immaginare le conseguenze della novella introdotta dal legislatore, ove si consideri che non è raro imbattersi in consorzi composti da decine di imprese consorziate e che, per ciascuna di esse, le verifiche devono essere eseguite nei confronti di tutti i soggetti indicati dall’art. 85 del D.lgs. n. 159/2011, a cui bisogna aggiungere, in caso di informazione antimafia, i familiari conviventi di maggiore età.

La modifica legislativa in questione offre lo spunto per alcune considerazioni critiche, per le quali si rinvia alla lettura dell’articolo che sarà pubblicato sul numero 12/2017 della rivista mensile di approfondimento sulla contrattualistica pubblica, Appalti & Contratti, in merito alle conseguenze derivanti dall’emissione di un’informazione antimafia interdittiva a carico di un consorziato non indicato quale esecutore delle prestazioni contrattuali, non essendo cosi scontato che la stazione appaltante possa pretenderne l’espulsione dalla compagine consortile.

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2 commenti su “Il nuovo regime delle verifiche antimafia nei consorzi

  1. L’ex procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti in una intervista a Repubblica il 4 giugno 2017 aveva richiesto questa modifica:
    “Avevo segnalato, durante le numerose audizioni in Parlamento, una vera smagliatura nel sistema delle certificazioni antimafia. Parlo della norma in vigore nell’attuale Codice che consente alle imprese mafiose di partecipare, dietro prestanome puliti, agli appalti pubblici come componenti dei consorzi stabili, eludendo la normativa e sfuggendo ai controlli con l’espediente di partecipare al consorzio in misura non superiore al 10%. Una norma concepita per non gravare troppo sulle Prefetture, ma che si è rivelata un vero cavallo di Troia per l’ingresso delle imprese mafiose nel sistema degli appalti pubblici, e che va corretta”. Per cui la modifica ha un senso e mi pare condivisibile.

    • Naturalmente con questa nuova norma con consorzi con centinaia di aziende i comuni saranno oberati di lavoro così come le prefetture, e intanto le opere non partiranno. Complimenti.

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