BIM: l’evoluzione degli strumenti

BIM

Sulla base di quanto espresso nella prima parte di questo contributo, è opportuno predisporsi e organizzarsi per far evolvere l’apparato normativo e gli strumenti a disposizione di una stazione appaltante che voglia confrontarsi con la metodologia BIM.

a cura di
Mario Caputi – Fondatore e amministratore unico di in2it e Luca Ferrari – Direttore Generale di Harpaceas.

Evoluzione culturale

Tutto il personale  coinvolto nel flusso progettuale basato sul BIM deve essere capace di  comprendere le motivazioni generali e le direzioni del cambiamento affinché possa risultare operativo ed efficiente con i nuovi strumenti.

La metodologia BIM risulta applicabile anche parzialmente lungo la filiera del progetto con vantaggi tecnici qualitativi ed economici, ed esprime il massimo del suo potenziale quando risultano affrontati al meglio alcuni elementi basilari, che possono rilevarsi critici se sottovalutati:

  • tutto il personale e tutti gli attori della filiera devono rimanere coinvolti nel processo;
  • le specifiche dei progetti BIM devono essere pre-accettate e pre-condivise con anticipo rispetto all’evoluzione della progettazione;
  • il progetto viene implementato e attuato sin dalle primissime fasi.
Evoluzione tecnologica

Una stazione appaltante deve comprendere quali soluzioni tecnologiche e quali software adoperare al suo interno per controllare e gestire le commesse basate sul BIM. Le risorse hardware necessarie devono essere adeguate e integrate tra loro, occorre procedere per tempo e con il coinvolgimento di competenze specifiche non tradizionali né facili da reperire.

Siffatte tecnologie  risultano oltre che più performanti, più costose e per questo vanno acquisite e assegnate risorse economiche inizialmente più alte che non in passato.

Adeguamento formativo

Il personale coinvolto internamente alla propria organizzazione ha necessità di conoscere e di applicare tecniche innovative e competenze professionali non ancora sufficientemente sviluppate in ambito accademico/scolastico.

Per gestire queste criticità si  dovranno coinvolgere professionisti esterni ai quali richiedere contenuti, corsi ed affiancamenti per la formazione “sul campo” delle risorse interne.

Adeguamenti normativi e legali

In tutti i tre ambiti normativi mondiali più autorevoli, ISO, CEN e UNI sono aperti tavoli di lavoro che stanno predisponendo specifiche procedure indirizzate al BIM e più in generale all’organizzazione del “progetto digitale” edile o infrastrutturale che sia.

È opportuno che tutti gli attori, incluse in primis le stazioni appaltanti, pongano la massima attenzione ai documenti normativi allo studio, restando coinvolte ed informate  anche per poter proporre proprie osservazioni attinenti allo scopo. Non farlo potrebbe costituire un elemento di criticità nel momento in cui inevitabilmente ci si dovesse trovare ad allineare le proprie procedure con quelle consigliate dalle normative tecniche ancorché non ancora recepite dalla legislazione nazionale.

In questo ambito elenchiamo una prima lista di ambiti normativi  e legali sulle quali la rivoluzione digitale basata sul BIM sta impattando:

  1. Procedure di Affidamento e Procurement (modalità, acquisto e sviluppo dei software, redazione di nuovi standard contrattuali e di capitolati informativi)
  2. Digitalizzazione degli elaborati progettuali (redazione e gestione dei modelli informativi)
  3. Proprietà e trasmissione dei dati (tipologie, privacy, approvazioni ufficiale, invio)
  4. Proprietà intellettuale e proprietà del dato utilizzato
Controllo di qualità e validazione dei modelli informativi

Le attività di digitalizzazione degli elaborati progettuali devono prevedere una valutazione periodica della rispondenza complessiva del modello digitale alle esigenze dii commessa, articolata su tre tipologie di verifiche:

  1. verifica periodica della progettazione sulla modellazione delle varie discipline progettuali,
  2. verifica di rispondenza in progress: al termine di ciascuna fase significativa di sviluppo del progetto, secondo il Programma dei lavori ufficiale
  3. verifica di rispondenza complessiva: al termine dello sviluppo del progetto.

Adeguamenti organizzativi

A fronte del ricorso a “metodi e strumenti elettronici specifici quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture” (cfr. art. 23, c. 1, lett. h), D.Lgs. 50/2016) la Pubblica Amministrazione si trova in primo luogo a dover verificare la sussistenza di adeguate risorse nell’ambito del proprio organico. Si tratta di una verifica, il cui esito positivo costituisce una condizione per richiedere l’uso del modelli di che trattasi nell’ambito della progettazione. Si ricorda al proposito che l’art. 23, c. 13, del D.Lgs. 50/2016 dispone appunto che “l’uso dei metodi e strumenti elettronici può essere richiesto soltanto dalle stazioni appaltanti dotate di personale adeguatamente formato”.

A questo punto e per quanto su esposto si possono ipotizzare due conseguenze di carattere organizzativo per una stazione appaltante:

  1. La corretta applicazione della metodologia BIM consente il progressivo maggior impegno dei dipendenti in nuove attività definibili “a valore aggiunto”. Attività tipicamente “transazionali” andranno lentamente ad essere automatizzate e quindi a ridursi. Questo “libero tempo di valore” da impiegare in modo innovativo
  2. Nella prima fase di introduzione della metodologia BIM – evidentemente necessaria per permettere alle risorse interne, in possesso dei requisiti richiesti per il conferimento dell’incarico di RUP, di effettuare la formazione specifica – diventa necessario o quantomeno opportuno per le stazioni appaltanti dotarsi di una struttura di supporto al RUP di cui all’art. 31 c. 11.

Queste due linee evolutive possono essere gestite contemporaneamente ad un programma formativo adeguato che non escluda però l’accesso al mercato per assumere nuove risorse “native” digitali.

E’ assai probabile, infatti, che “a regime” una stazione appaltante nomini un “BIM Manager” in qualità di gestore delle informazioni, e lo inserisca stabilmente in organigramma, ponendosi per le specifiche competenze ad esso attribuite, come necessario supporto del RUP ma non solo, in tutte le fasi di vita di un’opera pubblica.

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