Si abbatte la scure sul Decreto Semplificazioni

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Dopo il passaggio nelle commissioni competenti del Senato il Decreto Semplificazioni (d.l.135/2018) si è ampliato in maniera abnorme fino a somigliare quasi a un mostro legislativo. Un assalto alla diligenza che ha sollevato l’inevitabile perplessità del capo dello Stato: e pertanto il decreto (per il quale è stato avviato ieri l’esame dell’Aula) è stato subito ridimensionato. Al cosiddetto vaglio di “proponibilità”, sono sopravvissuti solo 23 emendamenti su 85, un taglio nettissimo effettuato secondo la logica di far andare avanti esclusivamente i correttivi con misure di sostegno, semplificazioni per imprese e Pubblica Amministrazione e quelli che semplificano “l’esercizio e la tutela di posizioni giuridiche soggettive”.

Ecco la comunicazione ufficiale del Senato della Repubblica: “La Presidenza ha attentamente valutato gli emendamenti, tenuto conto dei criteri fissati dall’articolo 97, comma 1, del Regolamento e dalla giurisprudenza costituzionale in materia di decretazione d’urgenza. Il decreto-legge in esame si compone di 12 articoli (norme in materia di imprese, restituzione del finanziamento Alitalia, modifiche al codice degli appalti, edilizia penitenziaria, informatizzazione, istruzione e ricerca, trattamento economico del personale della pubblica amministrazione). Ha pertanto un contenuto plurimo, secondo la definizione ricorrente nella giurisprudenza della Corte per provvedimenti analoghi. Risponde quindi alla finalità di introdurre, come specificato nel titolo e nelle premesse, «disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione», al fine di superare «criticità riscontrate nella realtà sociale» ed «imprimere ulteriore slancio alla modernizzazione dell’azione pubblica».

In presenza di un provvedimento dal cosiddetto oggetto plurimo la Presidenza, come indicato dalla giurisprudenza dalla Corte costituzionale (recentemente, ad esempio, nella sentenza n. 32 del 2014) ha esaminato la proponibilità degli emendamenti valutandone il collegamento con la «ratio dominante» del decreto-legge. Sono stati pertanto ritenuti proponibili gli emendamenti che introducono misure di sostegno, semplificazione, modernizzazione per i soggetti economici, per la pubblica amministrazione in generale nonché per l’azione pubblica, così come le proposte emendative concernenti modalità di semplificazione per l’esercizio o la tutela di posizioni giuridiche soggettive, in quanto in essi si ravvisa la necessaria coerenza rispetto al contenuto e alle finalità del provvedimento d’urgenza. Risultano in primo luogo improponibili gli emendamenti che prevedono il conferimento di deleghe legislative. Sono state inoltre ritenute estranee all’oggetto del decreto-legge le proposte di modifica recanti disposizioni che non si traducono in misure di semplificazione o sostegno, ovvero che non siano riconducibili ad uno dei contenuti già disciplinati dal decreto-legge o alla sua ratio complessiva”.

Con questo intervento, a seguito delle perplessità avanzate dal Quirinale, è stato pertanto “asciugato” il provvedimento di conversione del Decreto Semplificazioni. Dal Quirinale sarebbe arrivato un secco no ad un decreto “omnibus” dopo gli 83 emendamenti approvati dalle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavoro.

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