ANAC: il 40% dei procedimenti di vigilanza ha ad oggetto i Comuni

L’ANAC ha pubblicato il monitoraggio conoscitivo sulla “esperienza della trasparenza”.

Il documento illustra i risultati dell’attività di elaborazione e analisi di dati nell’ambito del progetto sperimentale sulla trasparenza. A quasi otto anni di distanza dall’entrata in vigore del decreto legislativo n. 33/2013, l’Autorità indaga sulla “richiesta di trasparenza” attuale e futura.

Gli obiettivi

La ricerca è stata condotta basandosi sui procedimenti di vigilanza e verifica in materia di trasparenza e sugli obblighi di pubblicazione a disposizione dell’ANAC, integrati per meglio rispondere alle finalità del monitoraggio. Sono infatti contestualizzati i dati ricavati nell’ambito degli obiettivi generali del “Progetto trasparenza”. Il report fornisce inoltre alcune note metodologiche con riferimento ai procedimenti analizzati e alle attività di integrazione e pulizia dati effettuata. Tali risultanze confluiscono poi in una serie di considerazioni raggruppate in temi salienti sulle politiche e pratiche della trasparenza amministrativa attiva.

I risultati

L’analisi rileva la prevalenza dell’attività di vigilanza su segnalazione, rispetto alla vigilanza d’ufficio o alle verifiche svolte a seguito di ispezione. Si ravvisa inoltre una grande partecipazione della cittadinanza: addirittura un terzo delle attività di tutela scaturisce da segnalazioni provenienti dal “basso”. Un quinto dei procedimenti, invece, è dovuto a segnalazioni pervenute nel corso del tempo da esponenti riconducibili all’alveo della politica. Il documento sottolinea il notevole incremento, nell’ultimo anno di riferimento, dei procedimenti innescati a seguito di whistleblowing, a conferma dell’importanza dello strumento, di recente potenziato da rilevanti interventi normativi. Per quanto concerne gli Enti oggetto dei controlli, i Comuni detengono circa il 40% delle segnalazioni, ma se includiamo nel novero anche le altre forme di Autonomie locali la percentuale raggiunge il 50%. Enti e società di diritto privato si fermano invece al 15%, a testimonianza indiretta che le politiche di trasparenza attiva e l’esercizio del diritto alla trasparenza si è affermato nel tempo anche per le organizzazioni non rientranti strettamente nella categoria delle “Amministrazioni pubbliche”.

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