La Corte UE su ritardati pagamenti

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OICE: “Il governo assicuri un cambio di passo per garantire pagamenti certi e rapidi”

E’ quanto chiede l’OICE, l’Associazione delle società di ingegneria e di architettura aderente a Confindustria, rispetto alla pronuncia della Corte di Giustizia UE del 28 gennaio, che sulla procedura d’infrazione aperta dalla Commissione UE contro l’Italia, “ha constatato una violazione della direttiva sulla lotta contro i ritardi di pagamento“.

Per il Presidente dell’OICE: “Ancorché la Corte europea abbia riconosciuto i miglioramenti fatti dall’Italia in questo campo, rimane il fatto che le nostre società soffrono ancora moltissimo questi ritardi che, aggiunti a tanti altri inutili balzelli e oneri imposti a chi opera nel settore pubblico, rendono veramente difficile operare sul mercato mantenendo livelli occupazionali e alta competitività sui mercati interni ed internazionali”.

I dati della Rilevazione OICE 2019 parlano chiaro: “Nell’ambito della committenza pubblica per metà delle imprese associate – dice Scicolone – il ritardo sfiora i 9 mesi e per circa il 10% oltre i 9 mesi. Nel campo della committenza privata il 44,7% degli associati registra ritardi che si attestano entro i 9 mesi, il 10,6% oltre 9 mesi. Se a questo aggiungiamo lo split payment e le esposizioni in termini di garanzie che sono richieste ogni giorno, diventa difficile operare in un rapporto equilibrato e corretto. Chiediamo al Governo di proseguire nella sua azione con maggiore determinazione e forza su questo tema e di fare in modo che anche nel nuovo regolamento del codice appalti vi siano norme chiare che diano tempi certi sui pagamenti“.

Comunicato stampa OICE – 28 gennaio 2020

Documenti collegati

Corte di Giustizia Europea 28/1/2020, n. C-122/18
Inadempimento di uno Stato – Direttiva 2011/7/UE – Lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali – Transazioni commerciali in cui il debitore è una pubblica amministrazione – Obbligo degli Stati membri di assicurare che il termine di pagamento delle pubbliche amministrazioni non ecceda 30 o 60 giorni – Obbligo di risultato

 

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