Codice appalti, Corradino, ANAC: La prossima settimana le linee guida attuative del decreto 50/2016; evitare rischi di distorsione della concorrenza nell’utilizzo del BIM

OICE

Nel partecipato Forum dell’OICE, l’Associazione delle società di ingegneria e architettura italiane aderente a Confindustria, che si è tenuto oggi a Milano sul tema del BIM (Building Information Modelling), si è anche parlato del nuovo Codice appalti – il decreto legislativo del 18 aprile 2016, n. 50 – entrato in vigore ieri a seguito della sua pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, e delle linee guida che MIT e ANAC dovrebbero emanare per fornire indicazioni agli operatori del settore.In particolare, dopo l’apertura dei lavori da parte del Direttore Generale di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza, Michele Verna, e del Presidente OICE, Gabriele Scicolone, il Consigliere ANAC, Michele Corradino, ha annunciato che all’inizio della prossima settimana potrebbe essere messa in consultazione la bozza di linee guida attuative del decreto 50/2016.
Rispetto al nuovo Codice appalti, Corradino ha sottolineato che “il BIM può costituire uno strumento per rimodellare il rapporto fra impresa e amministrazione in chiave di innovazione e qualità e per ridurre conseguentemente le varianti”.
Secondo Corradino “Va però evitato il rischio di una banalizzazione dello strumento, che non deve essere un costo in più per le piccole e medie imprese; bisogna inoltre stare molto attenti ad evitare distorsioni della concorrenza nell’uso del BIM e quindi non possiamo consentire alcun privilegio sui modelli da utilizzare perché va sempre garantita la clausola di equivalenza”.
Il Presidente dell’OICE, Gabriele Scicolone, ha rivendicato il ruolo di OICE come punto di riferimento sulla materia sia per gli operatori, sia per le committenze: “Siamo all’inizio di una nuova era di regole che valorizzano la centralità del progetto, da sempre sostenuta dall’OICE; sul BIM eravamo perplessi in ordine alla sua obbligatorietà ma l’approccio finale, graduale, rappresenta adesso un elemento positivo.
Le nostre società sono pronte o si stanno attrezzando, il punto è che anche le stazioni appaltanti devono rapidamente organizzarsi. Questa è la sfida del futuro”.Per Bernd Kordes, rappresentante di FIDIC (Federazione internazionale degli ingegneri consulenti), il BIM “cambierà nel profondo il modo di progettare nei prossimi anni, che sarà davvero molto diverso e rivoluzionario e consentirà anche di ridurre fortemente i costi di progettazione”.
Per Christophe Castaing, Coordinatore del Gruppo di Lavoro BIM dell’EFCA (Federazione europea delle società di ingegneria), il “BIM deve essere visto come una grande opportunità, ma è fondamentale la soluzione del problema della standardizzazione sul quale si sta lavorando al CEN in collaborazione con ISO. Bisogna evitare che il BIM sia un incubo perché è una grande opportunità”. Andrew McNaughton, Direttore Tecnico HS2-High Speed Two, ha affermato che “H2S progetterà, costruirà e gestirà in digitale l’alta velocità fase 2 che, entro il 2026, assicurerà i collegamenti ferroviari nel Regno Unito per i prossimi 200 anni con un numero di treni che non avrà confronti con il resto del mondo in assoluta sicurezza; è un programma da 55 miliardi di sterline e tutto si farà in BIM per interfacciare la nuova rete con le città e con gli edifici esistenti e nuovi, dal punto di vista urbanistico. Una sorta di condivisione ingegneristica in progress con l’obiettivo iniziale di risparmiare mezzo milione di sterline, ma si potrebbe arrivare anche a dieci volte di più”.
Per Matteo Triglia, Amministratore Delegato Italferr, “l’innovazione tecnologica è pane quotidiano in Italferr. Il BIM è stato introdotto non solo per ampliare le potenzialità commerciali all’estero, creando una filiera nazionale innovativa, ma anche per creare integrazione nei processi interni. L’obiettivo non è soltanto progettare in BIM le nuove linee, ma digitalizzare l’intera azienda”.Bilal Succar, professore all’Università di Newcastle (Australia), ha svolto una approfondita relazione illustrativa sui processi evolutivi del BIM “che consistono nella sostanza in una trasformazione digitale in termini di gestione dei dati che consentirà risparmi di costi e risparmi di tempi, così come molti benefici anche sulla comunicazione è la rappresentazione dei progetti nella loro evoluzione. Il BIM non è un optional, è necessario; più si è pronti, più si avranno vantaggi. Vi saranno forti impatti anche sui project manager interni alle società di ingegneria, sulle imprese di costruzioni e nei rapporti con il cliente, che diverranno più trasparenti e efficaci. Ci vuole almeno un anno per passare dal pre-BIM al BIM integrato e bisogna dedicare molto tempo alla formazione”.
La mattinata, moderata da Mauro Salerno di Edilizia e Territorio/Il Sole 24 Ore, si è chiusa con la relazione, via web, di John Messner, Professore di Architectural Engineering alla Penn State University, che ha illustrato l’esperienza concreta dell’applicazione del BIM all’interno del Campus dell’Università nel 2005 per i propri progetti di sviluppo: “ci vuole molto impegno nell’adozione del BIM, quasi un atto di fede, e all’inizio è stato molto difficile pianificare le procedure di attuazione delle linee guida progettuali. Abbiamo dovuto identificare gli obiettivi, i processi, le modalità di scambio delle informazioni e di realizzazione dell’opera. I risultati di queste esperienze hanno consentito di identificare gli elementi della pianificazione di una strategia BIM che applicheremo anche nella manutenzione dei 1.500 edifici dell’Università”.
Le guide della Penn State sono disponibili al sito bim.psu.edu.Nel pomeriggio, moderatore Antonio Vettese, Presidente del CdA Sistema Progetto, Rappresentante Regionale OICE per la Lombardia e Delegato OICE nel Gruppo di Lavoro EFCA sul BIM, hanno preso la parola: James Fiske, Direttore Operativo RICS-Royal Institute of Chartered Surveyors, con la relazione “Problematiche inerenti il calcolo e il controllo dei costi nei processi BIM” e le cinque case software: Flavio Andreatta di Allplan Italia, Ilaria Lagazio di Autodesk, Jakub Wachocki di Bentley Systems, Hilario Bourg di Graphisoft SE e Adriano Castagnone di S.T.A. Data, che hanno illustrato gli elementi essenziali dei software e dell’interoperabilità degli stessi.Dopo gli interventi di Angelo Maria Ciribini, Professore all’Università di Brescia; Francesca Federzoni, Presidente Politecnica Ingegneria e Architettura e Consigliere OICE; e Fabrizio Ranucci, Direttore Approvvigionamenti e Sistemi Italferr e Consigliere OICE, le conclusioni sono state svolte dal Presidente OICE.

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