Ponte sullo Stretto, atto aggiuntivo contro le norme UE

A cura di Giuseppe Latour (Il Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l

Il Sole 24 Ore
17 Dicembre 2025
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Il decreto del ministero dei Trasporti relativo al terzo atto aggiuntivo della convenzione tra Mit e società Stretto di Messina per la costruzione del Ponte risulta incompatibile con le regole europee sulla modifica dei contratti in corso di validità.

Lo spiegano le motivazioni, depositate ieri, della sentenza del 17 novembre scorso nella quale la sezione centrale di controllo di legittimità della Corte aveva bocciato il decreto ministeriale. Arrivate proprio mentre il Governo rivede con un emendamento il cronoprogramma di finanziamento dell’opera. La Corte parla di «perplessità» in riferimento all’articolo 72 della direttiva europea 2014/24/Ue (in materia di appalti pubblici), che disciplina la modifica di contratti durante il periodo di validità.

Viene sottolineata, in particolare, l’incertezza sul costo complessivo dell’opera: «La valutazione degli aggiornamenti progettuali in misura pari a euro 787.380.000, in quanto frutto di un’attività di mera stima, rende possibile il rischio di ulteriori variazioni incrementali, incidenti – in disparte i problemi di reperimento di nuove coperture- sul superamento della soglia del 50% delle variazioni ammissibili, anche in considerazione dei dati offerti dalla stessa Amministrazione», spiegano i magistrati contabili.

Non solo. La Corte dei conti si concentra anche sul tema dei finanziamenti. In origine era, infatti, prevista una quota importante, pari al 60%, di risorse private mentre oggi l’opera è finanziata interamente con fondi pubblici. «Una simile differenza di finanziamento dell’opera è tale da modificare sostanzialmente la natura del contratto. Infatti, la circostanza che l’opera sia completamente finanziata con fondi pubblici cambia la natura del contratto perché libera la concessionaria dalla necessità di reperire altrove risorse finanziarie e modifica, conseguentemente, anche il rapporto tra questa e il contraente generale», si legge nelle motivazioni. «Tale circostanza – proseguono i giudici – concreta un’ipotesi di modifica sostanziale del contratto in quanto introduce una modifica dell’assetto contrattuale che non solo cambia l’equilibrio economico del contratto a favore dell’aggiudicatario in modo non previsto nel contratto iniziale ma crea una condizione che, se fosse stata conosciuta al momento della procedura d’appalto iniziale, avrebbe potuto attrarre candidati diversi ed ulteriori rispetto a quelli inizialmente selezionati, in considerazione della più favorevole condizione di finanziamento dell’opera».

Sul tema, anche alla luce di queste novità, proseguono le polemiche. Secondo l’Amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, l’esecutivo «ribadisce l’impegno» per la realizzazione del Ponte e conferma gli stanziamenti. Ma le opposizioni sono di avviso diverso. Per il leader di Avs, Angelo Bonelli «cade l’architettura finanziaria del Ponte sullo Stretto di Messina, un segnale chiaro del disastro compiuto da Matteo Salvini». E sulla questione interviene anche la Cgil. «Sulla vicenda Ponte sullo Stretto si sta consumando una farsa il cui esito finale è l’ennesimo scippo di risorse alla Sicilia», denunciano Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia e il segretario confederale regionale Francesco Lucchesi. Intanto il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, inaugurando le stazioni Porta Metronia e Colosseo della MetroC di Roma, sottolinea che «non esiste una galleriao una metro sovranista e una multiculturale». E quindi «lo stesso diritto non lo hanno i siciliani?», riferendosi al Ponte. 

Articolo integrale pubblicato su Il Sole 24 Ore del 17 dicembre 2025 (In collaborazione con Mimesi s.r.l.)

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