Nuovo codice appalti: le clausole sociali a tutela della stabilità occupazionale

La problematica delle c.d. “clausole sociali” nell’ambito dei pubblici appalti, costituisce da tempo un tema controverso proprio per la natura stessa delle clausole medesime, le quali possono incidere nella sfera giuridica dell’appaltatore fino a condizionarne la libertà di iniziativa economica, oltre a suscitare aspetti problematici anche in merito ai principi comunitari in materia di libera concorrenza.

Costituisce, a ben vedere, indubbio merito del nuovo codice dei contratti pubblici (d.lgs. 50/2016) aver espressamente regolamentato le predette clausole, attraverso l’introduzione di una disciplina al contempo snella e tendenzialmente esaustiva. Infatti, prima del novello articolo 50, intitolato “clausole sociali del bando di gara e degli avvisi”, non esisteva un’espressa ed esplicita disciplina, dal momento che nel pregresso codice occorreva procedere ad operazioni interpretative di articoli diversi, per poter pervenire all’individuazione di una normativa larvatamente conferente.

Quindi, un positivo aspetto di chiarezza normativa, non sempre presente nel nuovo codice, contrassegnato tuttavia, dal permanere di un contrasto politico in merito alla portata applicativa dell’istituto.

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