L’in house providing nei servizi socio-assistenziali: la motivazione unitaria e i limiti del sindacato sull’autorganizzazione

Nota a Consiglio di Stato, Sez. III, 13 marzo 2026 n. 2057

Alessandro Massari 18 Marzo 2026
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La sentenza in commento affronta un tema di crescente rilevanza pratica: la legittimità dell’internalizzazione di servizi socio-assistenziali e socio-sanitari precedentemente affidati a operatori privati accreditati, mediante ricorso al modello dell’in house providing. Il caso riguarda la scelta di un’unione montana di sottrarre al mercato — alla scadenza naturale dei titoli di accreditamento — la gestione di una casa residenza per anziani non autosufficienti, affidandola a un’azienda speciale consortile di cui i comuni aderenti all’unione esercitavano il controllo.

Le questioni nodali sono essenzialmente quattro:
1) la posizione giuridica dell’operatore economico uscente rispetto al procedimento di scelta del modello gestionale;
2) l’adeguatezza della motivazione sulla scelta in house;
3) la configurabilità del controllo analogo in strutture associative di secondo grado;
4) la natura giuridica del patrimonio separato previsto nell’atto di accordo. Su ciascuna di esse la pronuncia offre indicazioni di interesse sistematico che meritano di essere analizzate.

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