Il nuovo codice dei contratti e l’esercito dei RUP

A cura di Daniele Ricciardi
Avvocato – Esperto in contratti pubblici, anticorruzione ed innovazione nella PA

Il 20 ottobre il Consiglio di Stato ha licenziato la bozza del codice dei contratti pubblici, una riforma strutturale del sistema degli appalti richiesta per l’attuazione del PNRR.

Il Governo Draghi, al fine di conseguire la seconda tranches di aiuti comunitari, ha dichiarato già raggiunto questo obiettivo. Ancora una volta il legislatore si è affidato alla magistratura amministrativa per la stesura di una regolamentazione che ha un impatto notevole sul PIL nazionale.

Secondo l’ANAC nel 2021 la spesa in appalti e concessioni è stata di oltre 190 miliardi di euro, un vasto mercato fatto prevalentemente di servizi e forniture e, in coda, di costruzione di opere pubbliche. Il 10 per cento del prodotto interno passa attraverso la spesa pubblica che le stazioni appaltanti affrontano per realizzare i propri obiettivi strategici.

La Commissione Carbone (nel 2006 toccò all’allora presidente Pasquale De Lise) ha consegnato un testo che certamente si caratterizza per una struttura innovativa ma che non coglie tuttavia appieno le esigenze che funzionari e dirigenti impegnati ogni giorno a richiedere CIG, negoziare sul MEPA, controllare i requisiti delle imprese e caricare stati di avanzamento sul SIMOG.

Purtroppo, e non sarebbe la prima volta, il testo è carente nel merito ancor prima che nel metodo. E’ scritto da esperti della materia che non sempre hanno “le mani in pasta”. Anche nel 2014 ai tavoli preliminari alla stesura del Codice, poi varato nel 2016, sedevano stakeholders che rappresentavano universi particolari (Ministeri, ANAS, Consip) oppure studiosi della materia, docenti e professori, che si occupano di contratti pubblici in sede contenziosa o per offrire pareri pro veritate senza tuttavia aver mai supportato un RUP in una procedure sotto soglia.

La realtà è diversa da quella descritta nelle norme che ricostruiscono un sistema ideale. La realtà che vive una unione di comuni, un ordine professionale o un’ambasciata è molto diversa da quella che il codice descrive.

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