Si è appena conclusa la consultazione pubblica avviata da Appalti&Contratti circa un mese fa, in vista dell’emanazione delle nuove direttive UE in materia di appalti e concessioni. Abbiamo chiesto ai lettori della rivista, (utilizzando il modulo-questionario predisposto dalla CommissioneUE), una valutazione sugli elementi di miglioramento delle attuali direttive, nella prospettiva (oramai imminente) della loro revisione.
La consultazione ha visto la partecipazione di numerosi lettori della rivista e gli esiti sono stati inviati alla Commissione UE nel termine previsto del 24 gennaio 2026.
Quali sono gli elementi e gli aspetti di miglioramento delle direttive emersi dalla consultazione ?
Anzitutto, priorità assoluta alla semplificazione e flessibilità.
È evidente una diffusa insofferenza verso l’eccesso di regolamentazione di dettaglio. Tra le priorità per l’efficienza, spicca la necessità di “rendere le regole meno dettagliate” focalizzandosi su concetti di alto livello piuttosto che su procedure rigide.
Le misure volte ad “aumentare la flessibilità”, come l’aumento delle soglie o la riduzione dei tempi di consultazione, sono percepite quasi unanimemente come fattori che “semplificano molto” o “semplificano un pò’”. Al contrario, l’aggiunta di nuovi oneri amministrativi è vista (ovviamente) come una complicazione.
Forte spinta verso l’autonomia strategica (“Made in Europe”).
C’è un consenso molto ampio sulla necessità di proteggere e promuovere il mercato europeo.
Alla domanda se i beni e servizi europei debbano essere considerati prioritari, l’80% dei partecipanti alla consultazione ha risposto “Sì”. Si ritiene che dare priorità alla sicurezza economica e all’autonomia strategica porterebbe “molto probabilmente” ad un aumento della resilienza delle catene di approvvigionamento e a una riduzione della dipendenza da paesi terzi, sebbene vi sia la consapevolezza che ciò potrebbe comportare un aumento dei costi.
Digitalizzazione come leva di efficienza.
La trasformazione digitale è vista come uno strumento essenziale, ma richiede un’implementazione migliore. Esiste un favore (seppur con diverse sfumature) verso la creazione di un mercato digitale degli appalti pubblici con una piattaforma unica. Tuttavia, una parte significativa (43,8%) ritiene l’attuale contesto già adeguato o suggerisce di collegare le piattaforme esistenti piuttosto che sostituirle.
Nelle risposte aperte emerge chiaramente la richiesta di una “interoperabilità totale tra tutte le PAD e ANAC” e di spingere sulla digitalizzazione completa per ridurre gli oneri.
Ricordiamo che la strategia UE Horizon 2030, mira a guidare la transizione verde e digitale attraverso ricerca, innovazione e cinque missioni chiave. Gli obiettivi includono, tra gli altri, proprio la transizione digitale con l’obiettivo di rendere interoperabili tutte le piattaforme digitali istituzionali europee entro il 2030.
Sostenibilità e innovazione: obiettivi condivisi ma onerosi.
L’integrazione di obiettivi sociali, verdi e di innovazione è supportata, ma con riserve legate alla burocrazia.
C’è accordo sul fatto che il quadro legislativo debba incentivare ulteriormente gli appalti verdi e socialmente responsabili. Tuttavia, i grafici sull’impatto mostrano il timore che un obbligo in tal senso possa comportare “maggiori oneri amministrativi” sia per gli acquirenti che per gli offerenti, oltre a un possibile aumento dei prezzi.
Anche per l’innovazione si prevede che un maggiore incentivo porti a un miglioramento della qualità dei servizi e al rafforzamento dell’industria UE, ma permane il rischio percepito di maggiori difficoltà di partecipazione per le PMI.
Qualità rispetto al prezzo.
Si nota un desiderio di superare la logica del massimo ribasso. Il 73,3% dei rispondenti ritiene che l’attuale prassi dei criteri di aggiudicazione basata sull’OEPV debba essere modificata, suggerendo che l’applicazione attuale non è soddisfacente.
Una percentuale identica (73,3%) concorda sul fatto che il diritto UE dovrebbe imporre requisiti minimi di qualità tecnica con un meccanismo “comply or explain”.
I prossimi passi.
La consultazione pubblica è stata aperta a tutti gli stakeholders, come ha precisato la Commissione UE, e ha riguardato le istituzioni pubbliche europee (i governi, comprese le agenzie per gli appalti pubblici e le autorità pubbliche responsabili dell’attuazione dei fondi dell’UE in regime di gestione concorrente, come le autorità di gestione dei fondi della politica di coesione), le imprese e organizzazioni imprenditoriali, comprese le PMI, le start-up e le imprese sociali, le organizzazioni non governative, i soggetti dell’economia sociale, le parti sociali che rappresentano i sindacati e i datori di lavoro, le università e gli istituti di ricerca.
La relazione di sintesi sarà pubblicata dalla Commissione UE sulla pagina della consultazione otto settimane dopo il termine della consultazione pubblica. Un’ulteriore relazione riassumerà i risultati delle attività di consultazione e sarà allegata al documento di lavoro dei servizi della Commissione sulla valutazione.
Attendiamo con trepidazione la pubblicazione di questi documenti e, successivamente, le bozze delle nuove direttive per una prima analisi sulle pagine della rivista. Fonti attendibili confermano che l’emanazione delle nuove direttive avverrà entro quest’anno; poi il nostro legislatore dovrà provvedere al loro recepimento, verosimilmente con modifiche al vigente Dlgs. 36/2023.
Voglio infine ringraziare i lettori di Appalti&Contratti per la loro partecipazione e il contributo dato alla consultazione pubblica.
Verso le nuove direttive UE: gli esiti della consultazione di Appalti&Contratti
Si è appena conclusa la consultazione pubblica avviata da Appalti&Contratti circa un mese fa, in vista dell’emanazione delle nuove direttive UE in materia di appalti e concessioni.
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