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La lex specialis a strati e il rischio delle contraddizioni
La gara, lo sappiamo bene, non è fatta da un unico documento. L’articolo 82 del Codice (D.Lgs. 36/2023) indica che per ogni procedura debbano essere presenti almeno quattro pilastri documentali:
- Bando di gara, avviso di gara o lettera di invito;
- Disciplinare;
- Capitolato speciale;
- Condizioni contrattuali proposte.
Il Codice sottolinea come questi siano solo alcuni dei documenti che compongono la lex specialis, usando al comma 1 l’espressione aperta “in particolare”.
Nella teoria, ogni atto dovrebbe operare a comparti stagni; nella prassi, la sovrapposizione è costante. È lo stesso legislatore a prevedere il rischio di discrasia documentale, ricordando al comma 2 che, in caso di contraddizioni, prevalgono le disposizioni del bando. Tuttavia, la prevalenza formale non risolve il problema operativo: le incongruenze tra atti generano incertezze interpretative e contenziosi.
Si pensi a criteri di valutazione non conformi alle prestazioni del capitolato, o a divieti di subappalto che sopravvivono in un atto mentre vengono ammessi in un altro. Contraddizioni che nascono dall’urgenza, spesso incompatibile con le risorse umane impiegabili nel controllo di secondo livello.
L’intelligenza artificiale specialistica può, se non eliminare, almeno ridurre drasticamente questo rischio. In questo articolo analizziamo un caso d’uso reale per mostrare come MIA possa supportare il RUP nella verifica di coerenza, agendo come un “secondo paio d’occhi” instancabile.
Un caso d’esempio: la discrasia e i limiti
Quanto abbiamo detto può sembrare pura teoria.
D’altronde a molti dei lettori sarà capitato di svolgere molti tentativi in conversazioni con l’intelligenza artificiale per avere un output sempre non soddisfacente, limitato, se non del tutto erroneo.
Questo rischio è già in parte ridotto da MIA, perché è un prodotto strutturato e creato per l’ambito degli appalti.
Per rendere concreto quanto esposto, analizziamo un caso frequente: il contrasto tra Disciplinare e Capitolato in materia di subappalto. In una procedura recente, il Disciplinare di gara riportava una clausola standard che ammetteva il subappalto entro i limiti di legge, mentre il Capitolato speciale, probabilmente frutto di un vecchio modello non aggiornato, conteneva un divieto assoluto di subappalto per le prestazioni principali.
Questa è una discrasia documentale classica che espone il RUP a due rischi:
1. Richieste di chiarimenti massive, che rallentano la procedura;
2. Ricorsi in sede di esclusione, qualora un concorrente faccia affidamento su una delle due versioni contrastanti e cerchi di superare l’esclusione sulla base del principio di favor partecipationis.
Oltre ai rischi legali, vi è naturalmente un rischio di risultato. Il RUP voleva escludere il subappalto, come previsto dal disciplinare di gara? Oppure voleva ammetterlo ma si è creato da solo un insidioso autovincolo prendendo un modello non aggiornato?
Usando il caso pratico, abbiamo provato a fare una revisione con MIA.
Perché con l’intelligenza artificiale? Perché questa, invece di procedere a una rilettura manuale di centinaia di pagine (con il rischio che l’occhio umano, stanco, “salti” proprio la riga critica), utilizza tecniche diverse, che possono essere più efficaci, purché l’IA sia ben indirizzata.
Il blind audit: la ricerca dell’errore che il RUP non sa di avere commesso
Nel fare il test, non abbiamo chiesto a MIA di analizzare le clausole sul subappalto.
Abbiamo chiesto a MIA di fare una verifica generalizzata degli atti, una scansione cieca (tecnicamente detta blind audit) su tutti i documenti. Come farebbe un RUP che prima di firmare dice a sé stesso: “Sono sicuro che non mi sia sfuggito qualcosa?”. Questo perché, quando svolgiamo i test su MIA, ci poniamo sempre nell’ottica dell’utente, volendo offrire indicazioni operative e utili ai RUP e non semplici risposte a quesiti teorici.
Il test operativo: la richiesta di scansione integrale
Invece di indirizzare il sistema verso un istituto specifico, quindi, abbiamo utilizzato un prompt di natura investigativa, volto a far emergere le discrasie silenti:
IL PROMPT DI AUDIT
“Analizza integralmente il Disciplinare e il Capitolato Speciale . Identifica e segnalami ogni singola incongruenza, contraddizione logica o discrasia normativa tra i due testi. Verifica che la disciplina di ogni istituto sia coerente in entrambi i documenti.”
Subito dopo il prompt abbiamo inserito il testo del disciplinare e del capitolato speciale.
Il risultato dell’analisi è quello che segue:

MIA ha rilevato nella risposta anche altre criticità. Non riportiamo tutti i passaggi testuali, anche per ragioni di sinteticità. Solo per fare un esempio, MIA ha rilevato l’assenza di motivazione sui requisiti speciali previsti o la mancata indicazione del CCNL.
La corretta gestione del blind audit
Il processo che abbiamo seguito è quello del cd. Blind audit. E’ un sistema utilizzato in diverse imprese ed enti, che si fonda sul presupposto che il migliore controllore è quello che si trova sulla scrivania atti di cui non sa nulla. Un po’ come quella famosa virgin mind che sarebbe presupposta al giudizio penale.
Blind, quindi cieca. Sottolineiamo questo aggettivo. L’IA può non avere chiaro il contesto, può non sapere perché richiediamo un requisito, può non sapere se vi sia una normativa regionale che impone alcuni passaggi procedurali (come la normativa siciliana), può non sapere molte cose e può anche vedere errori che non ci sono.
Ecco perché affermiamo sempre che MIA sia un assistente. Genera un report segnalando errori e suggerendo possibili soluzioni. E’ il RUP a dover vedere se le criticità segnalate siano effettivamente tali da richiedere una correzione o se invece non inficino la legittimità della procedura di gara.
2. Il Rischio: Oltre l’errore formale
Sottolinea il rischio giuridico: l’ambiguità degli atti di gara viola il principio di tassatività e trasparenza, aprendo la strada a ricorsi vincenti.
3. Il caso pratico con MIA (Il cuore dell’articolo)
Simula un’incoerenza classica.
– Input A (Disciplinare): “Termine per il sopralluogo: 10 giorni dalla pubblicazione”.
– Input B (Capitolato): “Il sopralluogo deve avvenire entro il termine ultimo di presentazione dell’offerta”.
– Azione di MIA: Mostra come il chatbot evidenzia il conflitto logico in pochi secondi.
4. Il “Super-Prompt”
Inserisci un box con il testo esatto da usare:
“Agisci come un esperto legale in appalti pubblici. Ti fornirò due frammenti di testo provenienti uno dal Disciplinare e uno dal Capitolato. Analizzali e segnalami eventuali incoerenze, ambiguità o termini contrastanti.”
5. Il limite: La verifica del RUP
Concludi ribadendo che MIA segnala il dubbio, ma spetta al RUP decidere quale versione prevale (coerenza con il D.Lgs. 36/2023).
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