Il Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), con la delibera n. 19 del 28 gennaio 2026, ha tracciato la rotta per il prossimo triennio adottando definitivamente il Piano Nazionale Anticorruzione (PNA) 2026-2028. Come sottolineato dal Presidente Giuseppe Busìa, l’obiettivo è trasformare la prevenzione della corruzione da “adempimento formale” a leva di efficienza amministrativa.
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Rischi corruttivi e trasparenza: un nuovo coordinamento
La “Parte Generale” del Piano si concentra sull’architettura programmatoria. Il fulcro rimane la Sottosezione 2.3 del PIAO (Piano Integrato di Attività e Organizzazione), dedicata a rischi corruttivi e trasparenza. L’ANAC spinge per una programmazione unitaria, dove il Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT) non agisce in isolamento, ma coordina l’analisi del contesto e la mappatura dei processi in sinergia. In quest’ottica ANAC suggerisce possibili forme di coordinamento tra i soggetti che a vario titolo sono coinvolti nel processo di predisposizione del PIAO e delle sue parti: introduzione/parte generale, anagrafica, analisi del contesto esterno ed interno, mappatura dei processi e gestione del rischio, programmazione delle misure generali, trasparenza e monitoraggio. L’indicazione è semplificare la redazione per rendere il documento uno strumento di lavoro reale e non un tomo polveroso.
Nella “Parte Speciale” l’Autorità accende un faro su tre aspetti:
Digitalizzazione;
Inconferibilità e incompatibilità;
Trasparenza amministrativa.
Digitalizzazione
Si affrontano i nodi critici dei contratti pubblici, alla luce del d.lgs. 36/2023 e del recente Correttivo (d.lgs. 209/2024), l’area si conferma nel PNA 2026-2028 come il settore a più elevato rischio corruttivo, imponendo alle Amministrazioni un monitoraggio serrato ex art. 1, co. 16, l. n. 190/2012. L’Autorità pone l’accento sulla digitalizzazione integrale: l’uso non corretto delle piattaforme di approvvigionamento digitale (PAD) e l’errata gestione del Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico (FVOE) rappresentano oggi vulnerabilità critiche che gli Enti devono sanare per garantire la trasparenza.
Sul fronte dei conflitti di interesse, il Piano ribadisce l’attualità delle misure di prevenzione nonostante il passaggio normativo all’art. 16 del nuovo Codice, estendendo però il raggio d’azione alla fase esecutiva, spesso trascurata, dove è richiesto un rafforzamento dei controlli sulla tracciabilità dei dati e sulla qualità delle prestazioni. Infine, per blindare l’imparzialità dei Collegi Consultivi Tecnici (CCT), l’Anac introduce specifiche linee guida su nomine e compensi, elevando questi organismi a presidio preventivo fondamentale contro l’opacità nelle controversie tecniche.
Inconferibilità e incompatibilità
Il secondo pilastro del PNA 2026-2028 analizza il delicato tema delle inconferibilità e incompatibilità, aggiornando il quadro del d.lgs. n. 39/2013 alla luce delle recenti modifiche agli articoli 4, 7 e 12, nonché del coordinamento con la disciplina sui servizi pubblici locali (d.lgs. n. 201/2022). L’Autorità definisce con precisione i poteri di accertamento e verifica (vigilanza interna), armonizzandoli con l’attività di vigilanza esterna di ANAC.
Attraverso un vero e proprio vademecum operativo, vengono chiariti tempi e modalità delle verifiche, pur salvaguardando l’autonomia degli Enti nell’adattare le procedure alle proprie dimensioni organizzative. Di particolare rilievo pratico è l’introduzione di schemi esplicativi allegati, pensati per agevolare la corretta acquisizione della dichiarazione ex art. 20 e fornire un’informativa completa ai soggetti interessati prima del conferimento dell’incarico, riducendo così il rischio di nullità o sanzioni.
Trasparenza amministrativa
L’ultima sezione speciale del PNA punta a scardinare le barriere digitali tra istituzioni e cittadini, ridefinendo gli standard della sezione “Amministrazione Trasparente” (AT). L’ANAC chiarisce che l’accesso ai dati deve essere libero, privo di autenticazioni o registrazioni e, soprattutto, ottimizzato per la fruizione da dispositivi mobili (smartphone e tablet), superando l’obsolescenza di molti portali attuali.
Il Piano richiama i Responsabili RPCT e gli OIV al rispetto rigoroso dei criteri di qualità dell’art. 6 del d.lgs. n. 33/2013, sottolineando la necessità di garantire l’indicizzazione delle informazioni sui motori di ricerca. Per supportare gli Enti, l’Autorità ha corredato il documento con esempi visivi e screenshot che illustrano le criticità ricorrenti, come la disomogeneità nella pubblicazione o la scarsa reperibilità dei documenti, fornendo per ciascuna di esse raccomandazioni operative.
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