Concessioni balneari, indennizzi senza decreto: la decisione è rimessa agli enti concedenti

A oltre un anno dall’entrata in vigore del nuovo quadro normativo sulle gare per le concessioni demaniali marittime, il decreto attuativo sugli indennizzi continua a non essere emanato.

Paolo Capriotti 8 Gennaio 2026
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A oltre un anno dall’entrata in vigore del nuovo quadro normativo sulle gare per le concessioni demaniali marittime, il decreto attuativo sugli indennizzi continua a non essere emanato.

Un’assenza rilevante, perché l’indennizzo rappresenta uno snodo centrale nella transizione tra vecchi e nuovi affidamenti, soprattutto per garantire la reale contendibilità delle procedure.

Nel corso del 2025, alcuni tentativi di intervento in sede di legge di bilancio avevano lasciato intendere l’imminente definizione di criteri più puntuali. Anche queste ipotesi, però, non hanno avuto seguito. La riforma procede, ma uno dei suoi passaggi più delicati resta privo di indicazioni operative uniformi.

La ragione dell’attesa non è solo tecnica. Nel dibattito istituzionale è emersa più volte la volontà del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di individuare soluzioni in grado di attenuare l’impatto della riforma sui concessionari uscenti, attraverso meccanismi compensativi ampi e, in alcuni casi, particolarmente favorevoli. In altri termini, si è cercato di rendere meno traumatico il passaggio.

C’è però un punto che va chiarito senza ambiguità, e i ritardi stessi del decreto lo confermano: queste soluzioni non paiono giuridicamente praticabili. Qualsiasi ipotesi che, sotto la veste di indennizzo o di equo compenso, finisca per garantire rendite, continuità economica o vantaggi selettivi ai concessionari uscenti si scontra con limiti evidenti, derivanti sia dalla normativa nazionale sia dal diritto dell’Unione europea.

L’indennizzo può compensare investimenti legittimi e non ammortizzati. Non può trasformarsi in uno strumento di protezione del mercato esistente né in una barriera economica all’ingresso di nuovi operatori. È su questo nodo che il livello centrale fatica a trovare una sintesi, perché lo spazio di manovra è, nei fatti, inesistente.

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