1. La vicenda e le questioni in gioco
La sentenza in commento affronta una vicenda di rara complessità sistematica, che interseca il diritto civile della responsabilità per fatto altrui, il diritto dei contratti pubblici e la disciplina speciale dei sistemi di qualificazione degli enti aggiudicatori.
Il caso ruota attorno a un operatore economico iscritto nel sistema di qualificazione gestito da RFI per la manutenzione dei mezzi ferroviari, il cui dirigente preposto ai controlli aveva emesso per un biennio 17 certificazioni false attestanti il regolare funzionamento di otto locomotori. Quando i fatti erano emersi — a seguito di esposto anonimo e accertamenti giudiziari — la società aveva reagito con celerità: sospensione e poi licenziamento del responsabile, istituzione di un organismo interno di vigilanza. RFI aveva nondimeno disposto la sospensione dal sistema di qualificazione, ritenendo inidonee le misure adottate con motivazione del tutto generica.
Il TAR Lazio aveva annullato la sospensione scindendo nettamente la responsabilità del dirigente da quella della società. Il Consiglio di Stato conferma l’annullamento ma con una motivazione radicalmente diversa — e per molti versi più ricca — che merita una lettura attenta.
Le questioni in gioco sono tre, tra loro strettamente connesse.
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La responsabilità vicaria dell’impresa per i fatti del dirigente preposto e il self-cleaning nei sistemi di qualificazione
La sentenza del Consiglio di Stato Sez. V, n. 4891/2026
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