Il pacchetto attuativo italiano sull’intelligenza artificiale: un quadro normativo organico tra innovazione e garanzie

Il comunicato del Consiglio dei Ministri n.177 del 10 giugno sui decreti legislativi attuativi della l. n. 132/2025, segna un passaggio rilevante nel processo di adeguamento dell’ordinamento italiano al Regolamento UE n. 1689/2024 (AI Act).

Alessandro Massari 11 Giugno 2026
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1. Premessa: il contesto normativo e la scelta di sistema

Il comunicato del Consiglio dei Ministri n.177 del 10 giugno sui decreti legislativi attuativi della l. n. 132/2025, segna un passaggio rilevante nel processo di adeguamento dell’ordinamento italiano al Regolamento UE n. 1689/2024 (AI Act).

Con questo pacchetto normativo l’Italia completa — almeno nelle linee fondamentali — il primo quadro organico nazionale sull’intelligenza artificiale, collocandosi, secondo quanto affermato nel comunicato, «all’avanguardia in Europa» come prima nazione a dotarsi di una disciplina nazionale coerente con il regolamento europeo.

L’AI Act è, in effetti, un regolamento direttamente applicabile in tutti gli Stati membri: la sua efficacia non dipende dall’adozione di leggi nazionali di recepimento, ma dalla designazione delle autorità competenti, dalla predisposizione delle infrastrutture di vigilanza e dall’introduzione delle misure complementari che il regolamento stesso attribuisce alla competenza degli ordinamenti nazionali. Da questo punto di vista, il primato italiano è reale ma attiene anzitutto alla tempestività con cui si è proceduto a normare gli ambiti — formazione, responsabilità civile e penale, attività di polizia, governance istituzionale — che l’AI Act lascia espressamente alla competenza statale. Non attiene alla creazione di una disciplina alternativa o integrativa dei requisiti sostanziali dei sistemi di IA, che restano primariamente disciplinati dal regolamento europeo.

Il comunicato è esplicito su questo punto: i decreti «non introducono una disciplina alternativa rispetto al quadro europeo, ma ne assicurano l’attuazione nell’ordinamento nazionale».
La correttezza di questa impostazione — che evita il rischio di gold plating, cioè di aggiungere obblighi nazionali che si sovrappongano a quelli europei complicando il panorama regolatorio per le imprese — è uno degli elementi più apprezzabili del pacchetto.

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