Intelligenza artificiale e appalti pubblici: un binomio che non può più essere ignorato e che condizionerà inevitabilmente il futuro del procurement

Nella disciplina degli appalti pubblici, dettata dall’attuale codice degli appalti D.Lgs. n. 36/2023, un ruolo centrale è rivestito dall’attuare soluzioni innovative, nel rispetto del principio del risultato

Chiara Bolzan 8 Gennaio 2026
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Nella disciplina degli appalti pubblici, dettata dall’attuale codice degli appalti D.Lgs. n. 36/2023, un ruolo centrale è rivestito dall’attuare soluzioni innovative, nel rispetto del principio del risultato; ovvero il miglior esito raggiungibile in un rapporto di qualità e di risparmio economico a lungo termine.

È proprio in questo quadro che si sta inserendo con sempre maggior vemenza l’intelligenza artificiale, destinata a modificare radicalmente le procedure di procurement e lo stesso agire della pubblica amministrazione, al punto tale da palare di Amministrazione 4.0; con fine di incrementare l’efficienza della propria attività, riducendo le tempistiche di definizione dei procedimenti e aumentando la qualità dei servizi proposti (art. 14 della L. 132 del 2025, sull’intelligenza artificiale).

Si determina pertanto “il superamento del tradizionale modello di esercizio dell’attività amministrativa, fondato sulla prevalente utilizzazione di supporti di tipo cartaceo (c.d. Amministrazione 1.0), che non si risolve nel mero impiego di computer e altri apparati informatici (c.d. Amministrazione 2.0) o nella fruizione delle risorse digitali offerte dalla rete internet, dalle applicazioni mobili o dagli stessi social networks (c.d. Amministrazione 3.0), ma nell’automazione di funzioni precedentemente affidate in via esclusiva alle abilità umane (c.d. Amministrazione 4.0)” (frammento estratto dal discorso tenuto da Vincenzo Neri, presidente di sezione del Consiglio di Stato, nella relazione su “Decisioni automatizzate e pubblica amministrazione”).

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