Ancora modifiche al codice appalti: cambia l’art.108

Il codice appalti sembra ancora lontano da un assestamento definitivo nella sua forma.

Vincenzo Laudani 11 Settembre 2025
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Il codice appalti sembra ancora lontano da un assestamento definitivo nella sua forma.

Nonostante il corposo intervento adottato con il correttivo, il legislatore continua ad apportare modifiche, seppur settoriali. Segno, comunque, di una difficile stabilizzazione del testo e del rischio di una riemersione di norme di dettaglio che contrastano con l’impianto originario, che voleva fondarsi su una legislazione (quasi) per clausole generali.

In particolare, l’ultima modifica è intervenuta sull’art. 108 del Codice ed è stata apportata dal d.l. 9.9.2025 n. 127 e riguarda il tema delle gite scolastiche.

Indice

Il divieto del minor prezzo

L’art. 108, al comma 2, elenca alcuni contratti che devono essere obbligatoriamente aggiudicati secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (recte: del miglior rapporto qualità/prezzo), quindi con una valutazione sia dell’elemento prezzo che dell’elemento qualitativo.

Con il decreto legge è stato previsto che questo regime si applichi anche ai contratti per servizi di trasporto per uscite didattiche e viaggi d’istruzione. Probabilmente la volontà del legislatore, come dimostra anche la modifica apportata al comma 4 di cui si dirà a breve, è quella di aumentare la sicurezza per i passeggeri in questo settore.

Gli elementi qualitativi da valutare

La modifica interviene, con maggiore dettaglio, anche sul comma 4 dell’art. 108.

La disposizione di nuova introduzione specifica quali elementi qualitativi debbano essere valorizzati nella valutazione delle offerte per i servizi di trasporto scolastico e individua un tetto al punteggio economico.

Rispetto al punteggio economico, il legislatore fa risorgere per questo settore il tetto, nella misura del 10 per cento del punteggio totale. Da notare che il tetto applicato non è quello generale dei contratti ad alta intensità di manodopera (pari a 30), ma quello previsto per beni e servizi informatici di interesse nazionale strategico. Viene quindi affermato un particolare interesse a sviluppare una concorrenza fondata sulla qualità, a tutela degli utenti deboli e in relazione ai rischi di massa che derivano dalle gite scolastiche. Resta incerto il motivo per cui una simile disciplina non sia prevista anche per altri contratti di trasporto relativi ad utenti deboli: probabilmente, essendo stato usato lo strumento del decreto-legge, si temeva che un’estensione potesse superare il limite della pertinenza.

Oltre al tetto, la norma prevede degli specifici criteri che dovranno essere usati per la valutazione delle offerte. Si tratta di:

a) valutazione della disponibilità di sistemi e dispositivi per la sicurezza del trasporto, come potrebbero essere dotazioni di sistemi di frenata avanzati presenti nei mezzi o metodi innovativi di prevenzione degli incendi;

b) accessibilità e capacità di trasporto per studenti con disabilità. Sotto questo profilo, quindi, si potrebbe valutare la presenza di veicoli dotati di rampe, sollevatori o altri sistemi idonei al trasporto degli studenti diversamente abili. Invero, forse sarebbe stato più idoneo introdurre questi elementi come requisiti minimi di offerta per evitare il mantenimento di barriere che precludano l’accesso di tali studenti alle gite;

c) competenze tecniche dei conducenti, come potrebbero essere le specifiche esperienze o la formazione specialistica.

Un codice puntellato?

Il Codice del 2023 nasceva con una pretesa, ossia quella di essere un riferimento stabile per tutti gli operatori. Il fine era quello di evitare lo stillicidio cui si era assistito con il Codice del 2016, con modifiche continue e nascita di norme extra-codicistiche con conseguenti difficoltà interpretative.

Purtroppo, come evidenzia anche questa ultima modifica, il legislatore non riesce a fuggire la tentazione di creare nuove norme di dettaglio, come appena accaduto, creando micro-sistemi normativi per acquisti.

Questo può ingenerare confusione negli interpreti, e diventerà decisivo il peso dei principi, cioè la loro capacità di operare come clausole generali in grado di fuggire l’inevitabile difficoltà interpretativa legata al proliferare di norme. Un loro fallimento potrebbe determinare anche il fallimento di tutta la riforma.

De iure condendo, sia consentito dire che, forse, più che norme di dettaglio, servono linee guida non vincolanti. Serve fornire indicazioni chiare agli enti su una disciplina di per sé complessa, non limitati a semplici manuali, ma vere e proprie istruzioni operative per gli utenti del settore. Su questo appare pregevole il tentativo del MIT di creare strutture di supporto, ma non dovrebbe essere l’unico ente a procedere. Proprio sul tema delle gite, dove si era rischiato un black-out del sistema con un intervento dell’ANAC volto a garantire l’indizione delle procedure, più che modifiche normative servivano istruzioni chiare, che continuano a mancare.

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