1. Il contesto e la rilevanza sistematica del rinvio
L’ordinanza in commento segna un momento di svolta nel lungo contenzioso tra Be Smart S.r.l. e il Consorzio Interuniversitario Cineca, che si trascina ormai da oltre un decennio e che ha già prodotto una sequenza impressionante di pronunce — nazionali ed europee — sul tema dell’in house providing nel settore dell’informatizzazione universitaria.
Il Consiglio di Stato rimette alla Corte di Giustizia dell’Unione europea cinque questioni pregiudiziali che investono i due requisiti strutturali del modello in house — il controllo analogo congiunto e l’attività prevalente — in una fattispecie di straordinaria complessità: un consorzio interuniversitario con 118 partecipanti che delibera a maggioranza variabile, in cui l’influenza determinante sugli organi gestori è sostanzialmente riconducibile ai due Ministeri consorziati, e i cui ricavi includono una quota significativa di contributi da fondi europei acquisiti partecipando a procedure competitive.
Il rinvio è rilevante non solo per la vicenda specifica, ma per tutto il sistema degli affidamenti in house in Italia: una risposta della CGUE in senso restrittivo sui due requisiti potrebbe rimettere in discussione la legittimità di numerosi affidamenti a consorzi interuniversitari e di ricerca, la cui governance è strutturata su modelli assembleari a partecipazione numerosa analoghi a quelli del Cineca.
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L’in house “pulviscolare” al vaglio della Corte di Giustizia: controllo analogo congiunto e attività prevalente nei consorzi interuniversitari tra diritto nazionale e interpretazione europea
Nota a Consiglio di Stato (sez. VII) ordinanza 2 aprile 2026 n. 2726
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